Ada Zanuzi
La statua dell'Es
Cari signori Lora e Franceschi,
mi avete chiesto qualcosa sul vostro opus. Agli ordini ma non ordinata. Vi ho preparato una ribollita qua e là un po' acidula con i vostri lapsus, costellazioni di senso, frammenti onirici.
Ho colto l'occasione per praticare una fragile onnipotenza. La psicoanalisi, si sa, è un surrogato della vita.
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Il nome Erma evoca Ermes dio dell'astuzia e guida delle anime al regno dei morti: un arguto funerale il vostro? Ermetica, enigma della Sfinge di Edipo che detiene verità da scoprire, conoscenza come potere di pochi lungo una strada oscura... la poesia ossianica e necrofila come il fascio di Mussolini, potenza ostentata e morte racchiusa. Erma rima con sperma, la materia assoluta maschile, del Padre adorato e temuto. Ermafrodita.
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Statua inerte, pomposa, autocompiaciuta non autoironica. Un Buddha seduto in nirvana, grado zero del tono psichico, stato della felicità perfetta zen in cui alligna sempre un legame con l'annientamento come se il principio di piacere fosse al servizio della pulsione di morte.
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La psiche è nel suo dinamismo, fissata è mutilata, impossibile quasi cristallizzarla sopra un oggetto. Voi l'avete tentato con i guizzi di una linea senza fine e con segni addensati per mettere in luce - e fermarli - il ritorno dei ricordi rimossi.
Al servizio della memoria, avete creato per condensazione una rete di catene associative che incrociandosi fanno scattare dal rimosso la sorpresa del significato nascosto, avete felicemente figurato la battuta di spirito (der Witz), effetto della censura e un mezzo per sfuggirvi.
Volevate anche offrire una rappresentazione simbolica. Non so se sapevate del simbolo che solo quello non esplicitato continua a suscitare tensione verso sempre ulteriori equilibri. Il vostro intento simbolico qualche volta zoppica. L'analisi descrittiva un po' maniacale del mondo attraverso tagli, tasselli, ornamentazioni, citazioni.. scava tempo e spazio alla ricerca dell'attimo e della scintilla sepolti, li solca di una tortuosa forma senza confini di senso. E' “il lavorio insondabile" con cui l'Io impara a domare gli impulsi dell'Es e a unirli in quei cristalli multiformi di miracolosa complessità che chiamiamo opere d'arte. Quando la nostra coscienza viene soverchiata dalla molteplicità dei processi concomitanti, la concatenazione logica del nostro pensiero si allenta in fantasticheria, esperienza dell'ineffabile che contrassegna il simbolo di cui certi strati esorbitano dai limiti di ogni logica e convenzione. Bene. Ma quando vi siete fatti prendere dal delirio informativo
e il segreto simbolo è portato alla luce esso non vive più, esiste come mummia. Inquietudini irrigidite.
Terzo intrigo. C'è una mitopoiesi che colloca gli eventi dentro una scena mitica con amplificazioni teatrali. La vostra scena, anche se spesso anedottica e mitagogica, si fa immaginario romanzo familiare - vostro e della comunità - che designa i fantasmi inerenti ai legami primigeni ovviamente basati sui dettami del complesso di Edipo: verso i genitori desiderio di sminuirli e di esaltarli e verso i fratelli espressioni di rivalità.
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No, non è del tutto la Statua dell'Es. Troppo spesso esplicita, poco fantasmatica. Nudi genitalissimi da illustrazione belle époque, erotica mercificata onanista.
Sul versante femminile la carne della poppa sopra la testa è oscena senza humor. L'unica connotazione viene dall'intrico tra essa e l'epitaffio per un concettuale del detrito come l'esangue Beuys. Questo doppio senso, oltre che un escamotage formale contro una gestalt estetica miserella, è il simbolo di un amore ben fondato e un odio non meno giustificato entrambi rivolti verso lo stesso oggetto, che è la vostra comunità. Essa prima allettandovi con le seduzioni carnee materne si è poi ritratta deludendo le vostre pulsioni, causandovi sofferenza e l'idea di castrazione primaria, la madre di tutte le altre. Il complesso di castrazione va riferito all'ordine culturale in cui il diritto ad un certo uso è sempre correlato ad un divieto per cui vi si incarna la funzione della Legge in quanto istitutiva della comunità.
La castrazione ha prodotto il buco del traforo. Il fessurone pone interessanti quesiti: è vulva che emette la strada o la ingoia? flusso di traffico o fiotto di deiescenze? cloaca dello scatologico o dotto della anàbasi escatologica? non è un gioco di parole significa solo vaso di Pandora dei guai o cornucopia scledense per opimi futuri?
La vostra donna è greve, al contrario della marionetta di Kleist che prilla attorno al suo centro di gravità, qui la gravezza ha sfasciato tutto, il trono e le membra. Nella carnale anguana nuda - più pin-up che deità delle foreste incantate - poi si ripete il troppo esplicitato con un tentativo di simbolizzazione in quell'anfora che allegoricamente ricorda le ninfe greche - ma costoro iconograficamente erano sempre composte, simbolo non del sesso ma della vita\natura. In lei c'è il sottaciuto della sorgente di Agno, fiume-padre della valle: Rotolòn, luogo sacro interdetto ai mortali, intatto e minaccioso, riservato al padre Zeus. La grande matrice preme giù a valle con i suoi uteri pesanti e i suoi tuoni ammonitori entro i confini dei suoi domini: la verminosità degli uomini è risalita su dalla Padania lungo le gambe selvose vergini fino ad essa ma lì si sono dovuti fermare: frane, brentane, smottamenti, sroltolamenti, pissavacca... difendono i limiti. Subito sotto iniziano
le graminacee umane e il fiume divide gli uomini.
Sul versante maschile il simbolo impera perchè il fallo è ancora tabù. Una selva di riferimenti. Tra torre, corno, serpentello si erge il campanile storto e declina una erezione obliqua...
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Quando vi siete presentati qui con statua e con gran parlare non ho potuto fare a meno di rinviarvi a coppie emblematiche tra storia e avanspettacolo, Sancio Pancia e Don Chisciotte, il corto e il lungo. Il corto è compatto e manipolatore, rivoluzionario conservatore come l'inconscio, impersona il processo primario in cui l'energia psichica defluisce liberamente, un terragno che divide la sua libido tra il principio di piacere e quello di morte per evitare il quale e portare a casa la pelle accetta a denti stretti il principio di realtà. Quindi a lui si imputino le anatomie umane gaglioffe che adornano la statua. Il lungo è affetto da sogni paranoidi macchinosi, sa che deve sottomettere le pulsioni narcisistiche al principio di realtà che, come processo secondario, succede al principio di piacere e fa sì che la ricerca del soddisfacimento si effettui per vie mediate secondo le condizioni imposte dal mondo esterno. "Ciò che è rappresentato non è più ciò che è gradevole ma ciò che è
reale anche se dovesse essere sgradevole". L'attività del pensiero, orientata nel presente e memore del passato, tenta di indovinare, agendo per prove ed errori, l'esito delle imprese del futuro e istituire così le funzioni adattative dell'individuo con pensiero vigile, giudizio, azione controllata etc. Conservatore rivoluzionario.
La struttura del vostro prodotto comune nasce da questo complotto pulsionale, frutto non di un amore tra voi ma di una alchemica conjunctio oppositorum a cui l'uno e l'altro offrite le vostre ambivalemze. Quale vostro ruolo appare dai lapsus? Feticismo vien da dire. La vostra statua antropo-zoomorfa che dovrebbe essere, vorreste fosse, un totem non lo è. Lo specifico della istituzione totemica si basa sulle associazioni che esso evoca: vengono attivati nozioni e sentimenti la cui origine si trova altrove. Il totem si porge in silenzio, solo chi lo riceve può parlarne, altrimenti si fa feticcio. Con tutte le vostre esternazioni di parole emesse e scritte, tra orgogli e finte umiltà, vi siete abilitati al ruolo di venditori delle apparenze nel mentre tentate di spiegare le profondità. Il totem ha nobiltà, irradia la luce quieta e severa della legge, questo vostro opus invece forse la irride ma ne è vittima perchè nessuno può porsi contro la Legge. Voi da feticisti lo avete eletto ad oggetto dei
vostri investimenti libidici o lo presentate come demoniaco perchè agli altri sia temibile tabù? Stilisti da fashion vi siete dedicati allo stile come divinità. Ritirati nell'utopia dell'ornamento. La statua in effetti è l'epifania di due Cassandre convinte di conoscere più di altri i meccanismi del passato e del presente e le evenienze del futuro che non possono usare di queste conoscenze e preveggenze, possono solo gridare enfaticamente e sperare di farsi prendere almeno per acuti visionari bizzarri. Non vi rimane che il passato da praticare. Come un sovrintendente di museo, dedito attraverso la conservazione affettuosa ma coatta dei suoi quadri appesi alle pareti, dei suoi nudi di pietra, ha quale suo unico scopo le identità col passato e la negazione di ogni futuro perchè il suo progetto è solo quello di evidenziare il passato degli avi, dei genitori, così voi avete un flusso parentale e non dati personali da inscrivere nell'Erma. Il passato non può che contenere polvere trita.
La statua, a volte perversa polimorfa, finge scandali e porta in sè buone dosi di conformismo. Nella testa tripartita si onorano le normalità borghese e aziendale davanti e le si svillaneggiano con lo svitato esibizionista dietro. Bene come messaggio duale. Il triangolo edipico vi perseguita.
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Il messaggio va e vi torna indietro così: è il prodotto di due convinti - vanitas vanitatum - di aver confezionato il capolavoro plastico di queste contrade che in tanti secoli oscuri però neanche un Cristo hanno estratto da un pesso nè una Madonna da una prìa. Non è gran Gloria ma una impronta nel minimo. E inoltre alligna in voi l'illusione della istituzione di una data eponimica nella storia locale. I flussi di eventi sono segnati qui da tanti prima e dopo, l'ante/post-Austria, l'ante/post-era Marzotto, l'ante/post-caduta del Monumento. Ci saranno l'ante/post-Traforo come ci dovrà esser - garruli ve lo dite tra voi - nell' immaginario locale un ante/post-Erma Pantheon. Vi irrorate di una carica libidica autodiretta. Ambite a risarcimenti postumi foscoliani? In fondo è una faccenda di scambio: voi date alla vostra comunità qualcosa da cui aspettate un ritorno materiale e immateriale, etereo, nel cielo dei vostri ideali dell'Io. Scordatevelo. Sarebbe la fine ingloriosa della vostra fantasmagoria.
Imparate dal futurista Marinetti che quando lanciava parole mature si aspettava di essere ricambiato con uova marce.
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A proposito di Edipo nella testa tripartita ne indovino così i termini del complesso: l'agnello con l'anello è la parte femminile, passiva, il principio di piacere, la Madre, mentre l'ariete è il vettore dell'energia legata, il progettista vincente nel principio di realtà, il super-Io, il Padre, e il Puoto Scaraboto è l'energia libera libidica dell'inconscio, beffarda e conservatrice, elusiva delle responsabilità esistenziali, il figlio preedipico diviso tra i due genitori che si dà alla falsa pazzia per non scegliere chi dei due ammazzare.
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Su Marzotto l'immaginario collettivo è piegato sotto vetusti luoghi comuni ligi a ideologie residuali. Anche voi due vi sottostate con la vostra lezione basata su una analisi marxista della storia locale in cui prefigurate da una parte l'agnello (cioè la plebe, la classe operaia e il popolo antico con le sue istituzioni pubbliche, il comune, la chiesa) come subalterno all'ariete cattivo che dall'altra parte diviene il padrone della sua città su cui stende paternalista la mano. Le due città divise dal fiume - ma in effetti nei monumenti rappresentati confuse tra loro, altro simbolo del rimosso? - si contrappongono e si contendono le parti, là la paranoia di potenza nella aggressiva e qui la paranoia di persecuzione nella passiva. Questi modelli culturali e politici hanno devastato l'immaginario collettivo di ognuno degli stanziali. Non c'era angolino della coscienza dei correttopensanti che non fosse occupata dai foschi ricordi immaginati di una colonizzazione di Zeus sulla trepida Madre
obbligata ad una schiera di bastardi: il Padre a scapito della Madre e forse dello Zio - in questo caso la istituzione chiesa, il colletto da prete. Ma se ribaltiamo tale vostro sofisma dogmatico? Sentite cosa ne esce. Che l'ariete è la vittima dell'agnello: l'agnellino mangia il lupo della favola rovesciata di Fedro. Allora è l'homo pater e faber a venir trasformato dalla libido retroconvertita della madre in manichino, è suo il braccio di legno non del buon popolo dei valligiani, figli e solo figli. E la Madre sfatta ha sfatto i figli e ne ha incolpato il Padre. E lo Zio ha preso tempo, egli è sempre un ospite, a volte il terzo incomodo, ma c'è e non c'è, si assume le responsabilità e le rifiuta. Sarebbe uno scandalo ma potrebbe essere in effetti successo così: la Madre assume il ruolo di super-Io, fa latitare il Padre, lo uccide simbolicamente e minaccia il fallo del Figlio e il suo sè. Nel Padre subentra uno stato di afànisi, di caduta del desiderio sessuale: ciò comincia prima
del '68 con qualche preavviso ma poi dopo la caduta dell'emblema del Padre i coiti si interrompono, la Madre non è più fecondata, i Figli invecchiano senza bibliche vitali progenie, i nipoti debosciati scrivono frustrazioni, impotenze, nostalgie, odi di odio, il campanile si fa orizzontale come el grattacielo butà di via Aldo Moro, emblema dell'impotenza e della sterilità. Può essere??
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Valdagno è femmina: vietato alimentare - se non per burla - l'illusione di Valdagnus, vir, maschio. Non sa di partenogenesi. Necessita di essere fecondata. Ed ecco allora il luogo comune fatta utopia: da Schio arrivano s.Giorgio il liberatore e s.Martino il benefattore, tutti due su cavallo bianco contro l'ovinità della stupida pecora e dell'iroso montone, è il nuovo Padre che arriva a salvamento, a salvare... forse.. la salvezza arriverà sì dal traforo ma anche e più da altra etnia, the colored people d'oltremare: sangui non esangui, semenze vigorose non scemenze vecchie.
Ogni comunità si costituisce attorno all'ideale collettivo che trae la sua efficia dalla convergenza degli ideali dell'Io individuali. "Alcuni individui hanno messo uno stesso oggetto al posto del loro ideale dell'Io, si sono identificati tra loro e divengono depositari di un certo numero di ideali collettivi. Il super-Io formato per identificazione con i genitori al declino dell'Edipo riunisce le funzioni di divieto e di ideale per tutta la collettività". La crisi attuale del borgo è in una perdita secca delle idee di progetto comune. Ristagno nel presente, nostalgie del passato e nulla futuro si annegano nella stereotipia autistica della circolarità sterile. Nubi grevi di depressione anaclitica per l'immane abbandono caracollano per il cielo: Valdagno ha perso grazia di oggetto, sex-appeal per dirla in slang, e perde figli pregiati che se ne vanno via anche senza motivo. Occhiaie vuote di negozi dismessi. L'ombra della relazione libidinale con l'Oggetto - il Padre -
perduto cade sull'Io individuale e collettivo e occulta il soggetto.
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Avevo visto solo il prototipo chiamato ora Old Vallée e di lì sono partita per le mie considerazioni che ora mi appaiono essere state invischiate nella legge inerziale dell'inconscio: ogni volta che ci si accinge a un cammino nuovo, ad una metamorfosi si sente il terrore di dover accettare la perdita di conoscenze precedenti. Questa la posta di un gioco che non avevo giocato con me stessa. In effetti ho visto le altre 24 statue assieme, debitamente tipizzate. Alcuni giudizi vanno riveduti. Il prototipo col suo verismo anedottico mi aveva dato l'impressione di operazione nostalgica, furba e retrò, che le altre hanno un po' dissolto. Il ricorso a vari moduli che hanno mimetizzato o minimizzato il principio di morte ha indotto, fatto sperare, in una apertura sul futuro o per lo meno sul contemporaneo, in una idea di progetto se non altro nel verso della elaborazione del lutto e della paura della morte... con la mascherata. "Lo spirito non è mai così serio come quando gioca" (Schiller).
In tutte quelle statue assieme ho visto un manipolo di strani oggetti comici e marcianti in ordine serrato verso l'inizio del terzo millennio ma anche una sfilata di carnevale molto seria intenta a salvarci dal nulla. Quale altro modo abbiamo di esorcizzare la morte se non sublimando nel religioso, nel mistico, nella solidarietà, nell'artistico, nel business e qui nel grottesco? Ma non come in Que viva Mexico! di S.M. Ejnzenstein dove il carnascialesco tragico detta i fotogrammi finali in cui un uomo si toglie la maschera ridanciana e sotto appare un teschio ghignante. Qui sotto questi vostri musi sogghignanti voglio credere che ci siano sì le facce ormai consunte dei vecchi abitatori della zona, ci siano anche quelle liscie delle generazioni di mezzo ma specialmente visi di bambini.
ringraziamenti per citazioni
La ribollita è servita: alcuni pochi ingredienti li ha forniti il mio giardinetto, molti di più, freudiani e junghiani, me li hanno forniti i giardini di Benjamin, Bingswanger, Galimberti, Gombrich, Lacan, Laplanche+Pontalis, Lévi-Strauss, etc e, non da ultimo, quello del compianto dr Ottorino Zordan che mi ha seguita per anni.
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