Gianni A. Cisotto

Erma Pantheon Fermenti culturali a Valdagno tra passato e presente

L'attuale situazione valdagnese può legittimare la domanda: che spessore culturale può essere esistito a Valdagno?
Non che oggi manchino iniziative culturali, certamente, ma in taluni casi esse o sono elitarie o sono velleitarie. Non bisogna però lasciarsi fuorviare dalla situazione attuale. Essa non rappresenta che l'ultima catena di un ingranaggio che affonda le sue radici nel passato: per non risalire ad Adamo ed Eva mi limiterò agli ultimi due secoli. Va sottolineato innanzi tutto che Valdagno è sempre stata fortemente condizionata dalla sua posizione geografica, che la collocava e la manteneva ai margini, anche per la difficoltà di collegamenti con la pianura e con il capoluogo della provincia. Si tratta di un problema che ancora oggi angustia la città e che forse l'apertura del traforo dello Zovo potrà in qualche modo limitare. Tale marginalizzazione si è riflessa pure sul piano culturale nei due ultimi secoli, tanto che appare arduo sostenere l'esistenza per Valdagno di una vera e propria storia culturale. Da modesto paesetto, ad economia prevalentemente agricolo-artigianale, esso si è sviluppato a seguito del decollo dell'industria tessile Marzotto nei primi decenni dell'800, divenendo un centro industriale; tale evoluzione non l'ha portato però ad una crescita culturale, rimanendo ancorato ad una realtà di "città operaia".
L'industria Marzotto ha finito col condizionare anche lo sviluppo culturale della città tramite iniziative proprie sviluppatesi già dalla seconda metà dell'Ottocento (nel Novecento poi ingigantite con la "città sociale" e con le attività legate al Dopolavoro Aziendale Marzotto, DAM).
Dopo l'annessione del Veneto all'Italia nel 1866 venne fondata per iniziativa di alcuni notabili locali (Emilio Valle, Gaetano Marzotto, Filippo Milani e Angelo Fracasso) la Società di Mutuo Soccorso per operai e artigiani che, oltre allo scopo principale del mutuo soccorso, aveva pure quello di migliorare l'istruzione e la cultura dei suoi iscritti: organizzava conferenze, concerti e rappresentazioni teatrali.
Nel 1882 fu fondato il Circolo operaio, con scopo di intrattenimento per gli operai del lanificio; esso, oltre a organizzare balli e feste, metteva a disposizione "sale di biblioteca e lettura". Nel 1865 fu costituita la Società filarmonica, per mettere ordine nelle varie iniziative bandistiche locali; fu sciolta nel 1885, dopo che da due anni era nata, per iniziativa dell'industriale Vittorio Emanuele Marzotto, la Banda operaia del lanificio Marzotto, oggi divenuto Complesso strumentale V.E.M.. Nel 1895 fu fondata una Scuola pratica festiva di disegno, per iniziativa di Gaetano Fadigato; essa tre anni dopo divenne Scuola serale e nel 1921 fu trasformata in Scuola governativa popolare operaia, assumendo la struttura di corso postelementare triennale, che preparava i ragazzi alle professioni di meccanico e di falegname. Nel 1897 fu fondata la Società ginnastica Vittorio Emanuele III, che raccoglieva l'eredità di altre associazioni consimili create in precedenza da alcuni "veterani della ginnastica valdagnese".
Nella seconda metà dell'800 erano attive filodrammatiche di vario genere, anche locali. Alla fine del secolo fu costruito nel cortile della Società di Mutuo Soccorso un teatro sociale, con strutture in legno, capace di 200 posti a sedere, conosciuto come "El baracon". Veniva utilizzato sia per rappresentazioni teatrali sia per feste da ballo, organizzate dal Circolo operaio o dalla Società di Mutuo Soccorso. La costruzione fu poi utilizzata ai primi del '900 come sala di proiezioni cinematografiche e in seguito, dopo un periodo di abbandono e di decadenza, abbattuta nel 1934. Di essa rimane solamente una vecchia foto.
Nel 1910 nacque a Valdagno la Scuola Libera Popolare, promossa dalla Società di Mutuo Soccorso degli operai unitamente al Circolo operaio. Essa si proponeva di "diffondere nelle classi lavoratrici una cultura educativa e il sentimento della solidarietà sociale. Condurranno a questo scopo regolari corsi di lezioni, conferenze ed altri mezzi da determinarsi". L'iniziativa faceva seguito a quelle analoghe già sorte e sviluppatesi nel 1901 a Schio, nel 1902 a Bassano, nel 1904 a Vicenza, nel 1907 a Barbarano, nel 1909 a Lonigo. La Scuola Libera Popolare rimase in vita fino al 1915. Sospesa anche per ragioni belliche, fu ripresa nel 1946 durando fino al 1961. All'inizio del XX secolo furono fondate in paese alcune associazioni culturali-ricreative. Il Circolo Edelweiss si proponeva di "avere a esclusiva disposizione dei Soci un locale di ritrovo, fornito di giornali, riviste, libri, giuochi ecc. e di diffondere tra i soci l'istruzione, il diletto, rialzandone lo spirito morale e intellettuale"; il Circolo mandolinistico Aurora, (1908-1911) aveva lo scopo di "promuovere mediante private e pubbliche produzioni l'amore e lo studio dell'arte musicale".
Più di carattere sportivo erano il Club Ciclo-Alpino (1902) e il Club ciclistico Mascotte (1908), trasformatosi (1920) in Società sportiva Pasubio e rimasto in vita fino al 1928.
Nel primo dopoguerra fu costituita la Scuola di musica, poi ospitata in un edificio apposito negli anni Trenta all'interno della città sociale; da essa sono usciti quasi tutti i componenti del complesso strumentale V.E.M. Del 1922 è la nascita della sezione valdagnese del Club Alpino Italiano che annovera alpinisti del calibro di Gino Soldà, che partecipò alla spedizione italiana che conquistò il K2.
Quanto alle strutture teatrali, va ricordato il Teatro Impero, poi Rivoli, costruito negli anni Trenta unitamente alla città sociale. Con i suoi 1860 posti esso era il più grande del Veneto. La facciata anteponeva archi a tutto sesto e retti a tutta altezza in perfetta simmetria; negli anni Cinquanta essa fu trasformata da Santomaso, che creò una superficie leggermente concava rivestita di mosaico verde, che si elevava da un basamento di marmo nero. Purtroppo in anni più recenti al posto del grande portico a tutta altezza è stato costruito un vero e proprio condominio: inizio della fine di un grande teatro, ormai decaduto a sala cinematografica. Attualmente la sala è chiusa e non si intravedono prospettive di una sua riapertura.
Nel secondo dopoguerra spesso il comune ha "delegato" l'attività culturale alle strutture marzottiane del D.A.M. Si tratta di un aspetto che investe politica culturale e politica amministrativa tout court, sfiorando perciò anche una valutazione delle amministrazioni che si sono succedute alla guida della città del 1945 ad oggi che non hanno mai espresso una politica culturale organica, forse proprio perchè essa appariva delegata, come s'è accennato, alle iniziative predisposte dal D.A.M.: alcune, già esistenti da decenni, altre create ex novo nel dopoguerra.
Basti considerare che la Biblioteca civica nasce solamente agli inizi degli anni Sessanta (forse perchè già dal 1919 esisteva quella di Marzotto?); una Banda civica non prese mai piede in città (esisteva infatti dal 1883 il complesso strumentale Marzotto); una Galleria civica d'arte moderna è istituzione recente (in precedenza esistevano i Premi Marzotto) e si potrebbe continuare. Si tratta di un aspetto da approfondire, in quanto un progetto culturale complessivo non sembra essere emerso neppure dalla nuova Amministrazione comunale che nel 1995 ha rotto l'egemonia cinquantennale della Democrazia Cristiana.
Nel campo della formazione segnalo alcune iniziative private. Nel 1955 nacque la Libera scuola di disegno e pittura V.E.Marzotto, che durò fino al 1964 sotto la guida prima di Attilio Polato e poi di Angiolo Montagna; nel 1988 è nata l'Università degli anziani, come emanazione dell'analoga iniziativa promossa a Vicenza dall'Istituto di scienze sociali N.Rezzara. Quanto ai circoli culturali degli ultimi cinquant'anni, va innanzi tutto ricordato che alcune iniziative precedenti rimangono in vita e continuano la loro esperienza: quelle marzottiane come la Scuola di musica, il complesso strumentale V.E.Marzotto, il Circolo culturale ricreativo articolato in varie sezioni culturali e sportive (Micologica, Fotoricerca, Filatelico-numismatica ecc.). Tra gli altri ricordo (non è possibile citarli tutti) il "Loft", preminentemente interessato alle manifestazioni più recenti dell'arte, "La Tela", circolo femminista dotato di ricca biblioteca tematica, "La Linea" che si occupa di cultura classica, "Progetto Musica, Associazione Culturale Musicale". Recentissima è la nascita del Gruppo storico Valle dell'Agno, che dalla fine del 1995 raccoglie gli studiosi dei vari aspetti della storia della valle, organizza tornate di incontri a Villa Valle e pubblica dei quaderni con i testi degli interventi.
Una politica museale da parte delle amministrazioni che si sono succedute nel secondo dopoguerra non è praticamente mai esistita, tant'è vero che la collezione raccolta dal dottor Dal Lago ha vagato in varie sedi (scantinati e depositi) per decenni (il Dal Lago è morto ancora nel 1930) prima che si riuscisse a darle una collocazione decorosa nel 1992, con l'inaugurazione del Museo paleontologico. La Galleria civica di arte moderna, istituita dal Comune, attualmente ospitata a Villa Valle, organizza nel corso dell'anno alcune mostre.
Un discorso a parte va riservato ai Premi Marzotto. Costituirono un avvenimento culturale di risonanza internazionale, però essi rimasero completamente avulsi dalla realtà cittadina; voluti da Gaetano Marzotto, si articolavano in vari settori (letteratura e giornalismo, pittura, economia ed agraria, medicina e chirurgia, teatro, musica) e durarono dal 1951 al 1968.
Quanto al teatro, a fianco del cinema-teatro Impero, divenuto nel dopoguerra Rivoli, si è collocato il cinema-teatro Super, fatto costruire della parrocchia di San Clemente nel secondo dopoguerra al posto dell'ormai inadeguato "Utile Dulci"; la nuova struttura, destinata a teatro e a cinema, collocata a fianco dell'oratorio parrocchiale Pio X, fu inaugurata nel 1956, con una capienza di 700 posti. E' l'unica struttura attualmente funzionante perchè il Rivoli è chiuso da decenni. Molto marginale rimane pertanto il ruolo dell'attività teatrale in città, legata alla annuale stagione, con alcune rappresentazioni nel periodo invernale e primaverile, organizzata presso il Super dal gruppo "Amici del teatro" (attivo da una quindicina d'anni).
Quanto alla musica non è possibile parlare per Valdagno di una stagione concertistica, ma solamente di rappresentazioni occasionali; mi limito a ricordare i concerti dei gruppi locali: il complesso strumentale V.E.M., l'orchestra Esterhazy, animata da Massimo Gonzo, la scuola di musica Gigi Sella. Sono presenti in città alcuni cori: quello dell'Obante (1947), quello “La Valle”, sorto una decina di anni fa nella frazione di S. Quirico e quello “La Maranina” (1992): tra il 1930 e il 1960 fu attivo un coro all'interno della Scuola di musica Marzotto diretto da Vere Paiola.
Quanto al cinema, negli ultimi cinquant'anni si era arrivati ad avere tre sale cinematografiche nel centro ("Rivoli", "Super" e "Corallo"), più altre in periferia ("Fede e scienza" a Novale con 350 posti, "San Gaetano" a Maglio di Sopra con 420 posti, "Vittoria" a San Quirico con 330 posti e "Aurora" a Piana con 50 posti). Attualmente nel centro storico funziona solamente il cinema Super (è anche teatro). Le sale periferiche di proprietà parrocchiale sono in parte utilizzate come sala riunioni. Oltre alle proiezioni normali, ancora nel passato venivano tenute delle rassegne di film d'arte o di qualità; negli anni Sessanta sorse il primo cineforum, che teneva le sue manifestazioni al Super, affiancandosi all'attività di un Cine club, funzionante all'interno delle attività del D.A.M. (1959-1968). Chiusa l'esperienza del Cineforum Valdagno, aderente alla Federazione Italiana Cineforum, sono seguite altre iniziative, sempre presso il cinema Super. Attualmente esiste una stagione annuale con due cicli di rapprese ntazioni, ma senza introduzione e dibattito, a cura del gruppo cinema appoggiato al Super.
A Valdagno non si è mai pubblicato un giornale locale, anche se nel passato hanno visto la luce alcune iniziative più o meno durature. Nel 1913 fu fatto uscire il foglio "Agno e Chiampo", durato una decina di numeri, messo in piedi da V.E. Marzotto per sostenere la sua candidatura alle elezioni politiche. Dal 1923 al 1924 fu pubblicato il periodico fiancheggiatore del fascismo nascente "Volontà" che si proponeva di essere “portavoce di ogni interesse pubblico e di ogni pubblico lagno”. Molto più longevo fu il "Bollettino del lanificio", nato nel gennaio 1926 come portavoce della Marzotto, che dichiarava nella presentazione redazionale del primo numero: "Questo Bollettino viene pubblicato allo scopo di far conoscere e diffondere utili notizie, fatti di cronaca cittadina, avvenimenti e provvedimenti che possono interessare tutta la classe operaie. Esso proseguirà avendo sempre per guida l'amore alla Patria, alla famiglia, al lavoro". Esso poi, dopo alcuni anni di sospensione, si trasformò nell'attuale "Filo Diretto". Dal 1956 si pubblica "Il Nostro Campanile", periodico della Pro Valdagno. Dal 1988 al 1994 fu pubblicato il mensile "Appunti", l'esempio più significativo di rivista locale, nata con lo scopo di raccogliere contributi sulla storia e la cultura di Valdagno e della Valle dell'Agno.
Numeri unici, rivistine studentesche, periodici più o meno impegnati, ma pur sempre di effimera durata, si sono succeduti dagli anni Sessanta, ma non hanno lasciato traccia duratura nè rimpianti particolari per la loro scomparsa.
Nessun quotidiano si stampa a Valdagno; molto ridotta appare la cronaca locale nel quotidiano provinciale "Il giornale di Vicenza", praticamente assente in quello regionale "Il gazzettino" di Venezia. Sulla grande stampa la città finisce solamente per fatti di cronaca o per interventi relativi all'industria Marzotto.

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