sac. Gianni Storti

Erma Pantheon Un "coso" strano

La prima impressione che provi è quella di trovarti davanti a un gioco da bambini, uno dei tanti che oggi i ragazzini imparano a costruire con il pongo sui banchi di scuola, fin dalle elementari. Poi osservando più da vicino e soprattutto ascoltando qualche parola di spiegazione, t'accorgi che è un gioco serio da adulti.
Le figure acquistano un ruolo e un significato preciso: quello di rappresentare icasticamente eventi, monumenti, personaggi, siti, simboli, leggende che hanno fatto la storia di Valdagno.
Il tutto in un concentrato tripudio di figure e di colori da farne come una collina fantastica e incantata.
Cosa dire?
Anzitutto fa piacere che ci siano persone che non pensano solo a se stesse e ai loro interessi, ma dedicano tempo e fantasia a inventare qualcosa che possa tornare utile alla comunità, anche solo nel tentativo di ricostruirne un'immagine caratterizzata.
In secondo luogo c'è da complimentarsi con gli autori per il risultato raggiunto: un'opera che dovrebbe essere costata parecchio tempo, soprattutto molta abilità e pazienza sia in fase di elaborazione che di esecuzione.
In terzo luogo mi permetto di esprimere alcune riserve:
a) La prima, quella che balza subito all'occhio, è quel vistoso colletto da prete (anzi da monsignore) posto al centro della costruzione, colletto che gira alla base di una testa di agnello (e fin qui pazienza: l'agnello è figura biblica pregnante), ma è un agnello che non è agnello, con un corno sproporzionato e altri segni che con l'agnello biblico hanno poco a che vedere.
Gli autori spiegano che il colletto da prete così vistosamente marcato vuol significare il determinante contributo di collegamento, di mediazione, di comunione dato dal clero in favore delle due Valdagno: quella vecchia e quella nuova, al di qua e al di là dell'Agno. Onore al merito per questo riconoscimento. Ma, a mio modesto parere, se queste era l'intenzione, essa è stata espressa in un modo che rasenta l'irriverenza, soprattutto per la gente semplice in mezzo alla quale son nati proverbi tipo:"Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi" e "Preti e capitèi, leveve il cappello e rispettèi". Per dirla col poeta: "La materia è (rimasta) sorda all'intenzion dell'arte".
b) una seconda riserva riguarda la costruzione nel suo insieme. C'è un miscuglio di sacro e di profano, più precisamente di religioso e di pagano, che fa confusione.
Mi si potrebbe far notare che di queste due realtà è fatta anche la storia di Valdagno.
Certamente, ma esse non vanno mescolate in modo tale da mettere tutto sullo stesso piano, bensì vanno trattate con rispetto e con le dovute distinzioni.

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