Chi non muore a poco a poco
si nutre di cose che sfuggono alle apparenze
ed i suoi occhi dardeggiano nella sera
come specchi di una particolare dimensione interiore
e le sue mani callose
portano la testimonianza dei giorni che egli vive
mentre i suoi passi veloci
distaccano la moltitudine
Avrei voluto andare al ristorante Al Sole con l'Orda Pecorina ad inventare le pagine più surrealiste mai lette nella valle e poi, alle tre di notte, ritornare a Valdagno su un vecchio trial rosso e trovare Sergio Perin e Bruno Gavasso fare una vasca, per scommessa, completamente nudi, quando l'uno era sindaco e l'altro consigliere, e poi non rincasare, no, ma andare su alla Campanella, io e Sergio, che non aveva la patente, ma ne avrebbe avuto lo spirito, in moto, e ascoltarli, in casa di Antonio Pellizzari, con altri amici, fino all'alba, quando poi avrei voluto che ad attendermi ci fosse il vecchio Festari, per parlarmi dei suoi viaggi in Francia, e trovarlo, nell'incanto e nell'imbarazzo, a colazione con De Saussure tutto spettinato, e sapere che, tra poche ore, Pier Paolo Pasolini autografava i suoi libri dalla Ita, e al pomeriggio c'era Antonio Pizzuto, ospite di amici, e, poi, alle preghiere di compieta, andare, come ogni sera, nella cella dell'abate Dalla Piazza, io a leggere Dante, "con poca voce, figliuolo", ed egli a spiegarmelo. (Ho sempre creduto a chi ha detto che il vero sono cinque o sei persone e il falso è il gracidio dei club convivial-culturali, delle commissioni pubbliche e dei loro programmi, della cultura in villa o in galleria). ...la mia generazione è cresciuta in disparte, nell'ombra di Valdagno, senza maestri, ingannata tutte le volte che ha chiesto di essere conosciuta.
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